Arte Addosso 2002

maggio 3rd, 2005 by khr

Un nuovo elemento dall’archivio e dalla rassegna stampa:

Arte Addosso

MUSEO CIVICO GIOVIO
ARTEADDOSSO
apre il 23.01.2002
chiude il 24.02.2002
Piazza Medaglie d’Oro 1
Como (co)

E’ ArteAddosso il nome del gruppo formato da dieci artisti orafi attivi in Italia che, avendo scelto il gioiello come oggetto di ricerca e di espressione della propria creatività e avendo unito le proprie forze per far conoscere al grande pubblico il loro lavoro e la realtà attuale del gioiello d’artista, hanno deciso di esporre anche a Como alcune delle proprie opere. Con le loro creazioni, a rappresentare l’estremo più contemporaneo dell’arte del gioiello, saranno esposte anche decine di bracciali, collane, spille, orecchini e anelli disegnati o a volte anche realizzati da alcuni tra i più importanti scultori, disegnatori e pittori italiani del Novecento, da Lucio Fontana a Giò e Arnaldo Pomodoro, da Fausto Melotti a Giuseppe Uncini, e raccolti nel Museo dell’Oreficeria Contemporanea (MOC).

E’ stato il dottor Giorgio Forni, medico che ha abbandonato la professione, a creare vent’anni fa, all’interno del Castello di Sartirana, la Fondazione Sartirana Arte e il MOC: nell’intento di costruire una sorta di “storia dell’oreficeria”, documentando il rinnovamento di questa arte in Italia nella seconda metà del XX secolo, Forni cominciò a collezionare ornamenti “non convenzionali” ideati o realizzati da artisti famosi, spesso estranei a questo settore, mostrando come gioielleria e oreficeria possano radicalmente differenziarsi dalla banale normalità delle proposte commerciali e illustrando l’importanza fondamentale del progetto dell’artista, che crea pezzi unici dal disegno innovativo.

Insieme alle opere conservate nel Museo di Oreficeria Contemporanea di Sartirana, il gruppo ARTE ADDOSSO ha già presentato al pubblico alcune delle proprie opere e nel prossimo anno parteciperà a numerosi eventi artistici e mostre-mercato in Italia e all’estero per proporre l’immagine di un nuovo ornamento capace di affascinare e di accendere il desiderio in chi ama non soltanto la caratura delle pietre, ma anche, e forse più, l’idea innovativa e l’arte applicata al gioiello.
La filosofia comune del gruppo ARTE ADDOSSO è una concezione dell’oreficeria quale “arte applicata”, frutto di una ricerca anticonvenzionale che muove dall’ispirazione, dalla progettazione e dal disegno per giungere alla concreta realizzazione artigiana. Nascono così gioielli d’arte prima che di moda, pezzi unici o in serie limitata destinati ad un pubblico che desidera indossare ornamenti che esprimano la propria personalità e sensibilità.

Ricerca di forme astratte e ispirazione naturalistica si alternano in ARTE ADDOSSO: linee pure, geometrie pulite, equilibri studiati delle superfici si contrappongono al prevalere dei volumi, resi con la plasticità della materia preziosa piena ma anche con la leggerezza del filo.

Nelle sale settecentesche del Museo Civico, saranno esposti oltre sessanta gioielli del MOC e altrettante creazioni scelte dagli artisti tra quelle realizzate negli ultimi anni. Tutti diversi i temi, gli stili, le tecniche e le soluzioni, frutto della trasposizione dei motivi ricorrenti nella produzione scultorea o pittorica degli artisti o della ricerca personale dei dieci orafi di ARTE ADDOSSO. Da collane, anelli e bracciali in oro intrecciato all’uncinetto e ricamato con perle, opali o ametiste, a spille a forma di pesce o insetto in argento, alpacca, ottone, rame, perspex e piume; da spille e anelli dalle linee geometriche e rigorose, ma dagli accostamenti inconsueti, ad anelli e pendenti dalle combinazioni inusuali alla ricerca del nuovo e dell’essenziale; e ancora da monili con figure fantastiche o stilizzate a ornamenti “poveri”, creati per ingannare i ladri: nella stessa mostra conviveranno gioielli “classici”, realizzati con i materiali tipici dell’oreficeria come metalli, smalti e pietre di valore, ma con l’utilizzo di tecniche e idee originali e innovative, insieme con monili più “arditi”, forgiati in forme meno usuali o con materiali meno pregiati, raramente usati per la creazione di oggetti preziosi, come fibre vegetali, vetro, cemento, piume e bachelite.

La collezione della Fondazione Sartirana Arte comprende gioielli realizzati o disegnati da dieci artisti:
FAUSTO MELOTTI (1910–1986) Esperto musicista, nato a Rovereto, cultore delle regole del contrappunto e dell’armonia, realizzava nel 1933 le prime sculture impostate sulla geometria come ”armonia”, organizzate sul quadrato e su giochi sottili di forme ovali.Viene scoperto solo nel 1966 alla XXXIII Biennale di Venezia. In quell’epoca lavorava già su temi diversi realizzando sculture che dialogano con lo spazio e si espandono anche se riprendono a volte i moduli degli anni ’30 come il cerchio, la sfera, gli ovali, intessuti in rapporti di estrema armonia. I suoi gioielli e le piccole sculture in oro, delicati e filiformi, sono di raffinatissima poesia e grazia struggente.

LUCIO FONTANA (1899-1968) Il nome di Fontana è uno dei più prestigiosi dell’arte del dopoguerra. Nel 1946 con i primi ”Concetti Spaziali” e la straordinaria invenzione del gesto che oltrepassa lo spazio-tempo distrugge la rappresentazione tradizionale dello spazio nella pittura e nella scultura. Nel 1948 col gesto-taglio esprime la partecipazione diretta e fisica dell’artista nella sua opera. Da allora tutte le opere di Fontana avranno come primo titolo ”Concetto Spaziale”. Anche nel gioiello Fontana mantiene la sua ricerca di spazio-oltre, ma ingentilisce le forme. Nel caso del gioiello esposto in mostra riporta l’immagine dei suoi quadri con una serie di fori che passano oltre la superficie.
GIO’ POMODORO (Orciano di Pesaro, 1930) e ARNALDO POMODORO (Marciano di Romagna 1926) Giò e Arnaldo Pomodoro si dedicano al gioiello fin dagli anni ’40, rinnovando il concetto di gioiello contemporaneo. Basavano all’epoca il lavoro sulla fusione con l’osso di seppia, materia morbida e friabile, nella quale la forma si imprime facilmente prima della fusione. Era il momento dell’Informale Europeo e i gioielli di Arnaldo e Giò, di raffinata fattura, seguivano questa linea. I gioielli di Giò in mostra sono degli anni ’70. Si tratta di girocolli rigidi da cui pendono sequenze di forme ritmate oppure più legate a una materialità informale. Quelli di Arnaldo sono degli anni ’60, disegni aerei e piccole sfere in un gioco libero. La collana in mostra si compone di cilindretti d’oro uniti da sfere e testimonia l’adesione dell’artista all’arte informale.

MIRKO BASALDELLA (1910-1969) Scultore, è tra i pochi artisti che si avvicinano al gioiello con una formazione orafa. Dagli anni ‘30 crea gioielli con la tecnica dello sbalzo o fusi a cera persa. Numericamente rilevante è l’attività di Mirko in questo campo sia per i pezzi realizzati che per quelli rimasti a livello progettuale. Nei suoi gioielli si trovano elementi figurativi stilizzati, animali, figure fantastiche ma anche forme astratte.

DINO BASALDELLA (1909-1977) Comincia coi fratelli Mirko e Afro negli anni ’30. I suoi primi gioielli sono ispirati a scene tratte dall’Odissea. Negli anni seguenti la sua produzione nel campo dell’oreficeria non segue un andamento lineare. Si ispira a motivi surreali come i fratelli ma con un tocco aspro e un robusto impianto delle figure. Molto bella la serie dei bracciali traforati dal ritmico disegno a cancellata.

MARIO CEROLI Castelfrentano (Chieti, 1938) Si dedica prevalentemente alla scultura. L’ideazione dei gioielli rimane occasionale ma di grande eleganza e raffinatezza formale. I gioielli di Ceroli sono un adeguamento al piccolo formato ed alla materia preziosa di motivi e soluzioni che già usa nella scultura, come “l’elemento seriale” che si ritrova nei suoi grandi pendenti per collane ottenuti col montaggio di silhouettes d’oro che raffigurano profili o nel caso di “Applausi” sagome di una mano aperta. A volte i pendenti per collane riprendono e moltiplicano i profili dei loro proprietari come nel gioiello dedicato a Liz Taylor e Richard Burton.

GIUSEPPE UNCINI (Fabriano 1929) Scultore, ha cominciato a dedicarsi al gioiello nel 1958 quasi come un gioco, applicando le varie tecniche, incisione su seppia, assemblaggio e saldatura su lastra e usando acciaio e argento e oro. Col passare del tempo questo gioco ha preso sempre più spazio diventando una seconda attività. Nel 1960 trasferiva nei gioielli le materie della scultura ed ecco allora i gioielli “poveri” in cemento e argento nero che richiamava il ferro. Crea anche gioielli nati per ingannare i ladri, dall’apparenza dimessa, bastava sollevare o girare un elemento, perché apparissero le pietre. Oppure creava parti in pavé di brillanti estraibili in modo che il gioiello potesse essere povero o di grande eleganza.

PIETRO CONSAGRA (Mazara del Vallo, 1920) Scultore. La scelta della frontalità avviene nel 1952 quanto Consagra sottrae alla sua scultura il volume, la tridimensionalità optando per un unico punto di vista. La frontalità della sua ricerca artistica si rispecchia anche nei gioielli, adatti soprattutto ad essere trasformati in spille o pendenti, contraddistinti dal gioco di intagli e intarsi sulla lastra oppure dal sovrapporsi di forme contrastanti, lucide-opache, colorate-monocrome. I suoi gioielli in mostra sono lamine parallele, irregolari, divise l’una dall’altra da leggeri spazi lineari che filtrano fra le due superfici frontali.

EMILIO SCANAVINO (1922-1986) La fluidità della linea caratteristica dei suoi disegni riappare in modo sorprendente nei suoi gioielli dove le linee si trasformano in fili metallici che girano intorno ad un nucleo concentrato oppure seguono una direttrice lineare o ancora si aggrovigliano in un punto di maggior peso.
Di fronte alla realizzazione di un oggetto prezioso Scanavino privilegia gli aspetti progettuali della sua ricerca, approfondendo soprattutto lo studio del segno, il suo valore strutturale perfino lo studio delle forme più semplici per le varie tipologie di gioiello.

ALBERTO GHINZANI (Valle Lomellina, 1939) Comincia l’attività nel campo del gioiello negli anni ’80 reinventando su motivi già apparsi nelle sue sculture grovigli e intrecci di steli, trame d’oro che si addensano in un disegno serrato per diffondersi poi in segmenti che rappresentano la terra o il pelo dell’acqua o la volta del cielo. Le sue spille e le sue collane sono piccoli capolavori, intensi paesaggi che raccontano il fascino della Lomellina dove l’artista è nato e alla quale è molto legato.

Fanno parte del gruppo ARTEADDOSSO:
PATRIZIA BONATI – Nata a Cremona nel 1964, ha frequentato corsi di oreficeria presso diversi maestri orafi e dal 1991 lavora nel proprio laboratorio orafo creando pezzi unici in metallo prezioso e sperimentando sempre nuove tecniche di lavorazione. Ama le forme essenziali e i reperti archeologici. Il laboratorio è aperto ad altri artisti per collaborazioni e mostre. I suoi gioielli sono esposti in Gallerie in Italia e all’estero.
MARIA LUISA BOSCOLO – Nata a Torino nel 1953 dove vive e lavora, dal 1991 al 1993 è stata allieva dello scultore-orafo Davide De Paoli di Milano. Conduce la sua ricerca artistica sulle possibili connessioni tra gioiello e scultura. Espone dal 1991 a Torino e in altre città italiane, prevalentemente in mostre dedicate al gioiello contemporaneo e alla scultura. I suoi gioielli sono pezzi unici, piccole sculture dall’aspetto scabro, ossidato, aperto a tratti a lucentezza e colore, con superfici attraversate da filamenti mobili, rigonfiamenti o cavità che lasciano intravedere frammenti di scrittura o segni. Una ricerca che nasce dall’osservazione del mondo naturale e che conduce alla creazione di forme astratte che sembrano emergere da una trasformazione, dalla fusione tra elementi del mondo animale e vegetale. Molteplici i materiali usati: metalli poveri come bronzo, rame, alpacca, ferro, ottone, alluminio, ma anche argento e oro, e poi piume, fibre vegetali, objet trouvé, perspex, vetro e bachelite.
ROSSELLA CICOGNETTI TORNQUIST – Nata nel 1954 a Salò (Brescia), si è diplomata presso l’Istituto Statale d’arte di Gargnano. Dal 1988 al 1990 ha tenuto un corso al dipartimento di design del gioiello dell’Istituto Europeo del Design di Milano. Dal 1992 inizia ad esporre i suoi lavori in prestigiose gallerie d’arte e di gioielli in Italia ed all’estero. Dal ’96 è presente alla galleria Sagio di Tokyo. I suoi gioielli sono esposti attualmente presso gallerie d’arte e negozi specializzati a Tokyo, Milano, Verona, Como, Graz.
ELENA DELLA VALENTINA – Nata a Trento nel 1965, vive e lavora a Milano. Appassionata di gioielli, ha iniziato a disegnarli sin da giovanissima. Dopo essersi laureata in Lettere Antiche a Milano, ha frequentato la Scuola Civica di Arte Orafa e ha iniziato a lavorare come designer. Nel 1991 ha intrapreso l’esperienza del lavoro autonomo e in seguito ha aperto il laboratorio orafo “DIVI’” dove crea i propri gioielli occupandosi di tutte le diverse fasi della lavorazione. Utilizza solo gli attrezzi tradizionali del mestiere e l’antica tecnica della fusione a cera persa. I suoi gioielli sono realizzati generalmente in oro, spesso non lucido, cui accosta volentieri pietre preziose.
BICE D’ERRICO – Nata a Como, ha studiato disegno con il pittore Manlio Rho e poi all’Accademia di Brera a Milano. Si è dedicata a lungo alla pittura e alle arti applicate. Nel 1996 ha iniziato a creare gioielli intrecciando sottili fili in oro e argento con perle e pietre preziose. Le sue opere, pur essendo attuali, ripropongono intatto il fascino dei gioielli dei secoli passati. I suoi lavori sono esposti in varie Gallerie in Italia e all’estero. Alla mostra presenterà alcuni alti bracciali in oro, prima intrecciato all’uncinetto e poi ricamato con perle, opali o ametiste, una collana a pizzo che copre il collo come un velo sottile, e alcuni anelli con perle colorate provenienti dall’Asia.
MIRONELLA DUMITRU e LORENZO BORRONI – Compagni nella vita e nel lavoro, hanno iniziato l’attività nel 1981 aprendo il primo atelier orafo in Como. Il percorso creativo li porta a rivedere la tecnica orafa tradizionale per far posto allo studio di forme e all’abbinamento di diversi metalli e colori. Togliere piuttosto che aggiungere è stato per anni una regola progettuale comune al lavoro di entrambi. I loro pezzi sono esposti presso la Galleria Istra di San Sebastian, Spagna, e a New Orleans, Como, Milano e Cremona.
LIMODORO – Nata a Torino nel 1966, vive a Milano dal 1974: qui ha frequentato parte delle scuole dell’obbligo e il Liceo Classico “Berchet”. Conseguita la maturità, si è iscritta all’Istituto Europeo di Design fino ad ottenere nel 1988, al termine del Corso Superiore Triennale, il diploma in Grafica Pura. L’incontro con il Maestro Davide De Paoli e la frequenza di due corsi tecnico pratici per la lavorazione del metallo presso l’Associazione Culturale priMATERIA le hanno consentito di apprendere ed affinare quei meccanismi che dal disegno del gioiello portano alla sua realizzazione. Dal 1996 Limodoro ha un laboratorio orafo dove disegna e realizza i suoi gioielli: sono oggetti inusuali, che privilegiano le forme geometriche, ma che nella loro particolarità mettono sempre in primo piano il gusto innato per il Nuovo e l’Essenziale, i due canoni che stanno alla base della ricerca artistica dell’autrice. I materiali con cui Limodoro realizza i propri monili spaziano dai consueti impiegati in gioielleria, ad altri, metalli e non, che più raramente vengono utilizzati, spesso perché ritenuti meno pregiati e quindi non degni di entrare nella cerchia ristretta di quelli che consentono di appellare il prodotto finito “Oggetto Prezioso”.
ALBA POLENGHI LISCA – Dopo aver frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Brera sotto la guida di Achille Funi, si è dedicata allo studio della ceramica con Roland Hetner e in seguito allo studio dell’incisione. Ha partecipato attivamente a numerose mostre collettive e personali come pittrice sia in Italia che all’estero. Nel 1983 la ricerca pittorico artistica diventa tridimensionale, utilizzando il metallo. La sua formazione di carattere pittorico rimane evidente nel gioiello. Ha collaborato con il World Gold Council per Quaderni Tendenza (Cina e Giappone), con Manfredi collezioni annuali e su commissione ha progettato i gioielli per la mostra del cinquecentenario di Piero della Francesca “Con gli occhi di Piero”.
KARL-HEINZ REISTER – Nato nel 1941 ad Arnbach in Germania, dopo l’apprendistato come incisore su acciaio, dal 1960 al 1964 ha frequentato l’Accademia Statale di Arti e Mestieri di Pforzheim con il Prof. Plaus Ullrich e imparato il mestiere di orafo. Dal 1964 al 1966 ha lavorato a Barcellona. Dal 1966 si è trasferito a Milano dove collabora con la Galleria IL SESTANTE e svolge la sua attività di orafo-scultore indipendente. Ha partecipato a molte importanti mostre nazionali ed internazionali ottenendo vari riconoscimenti. Le sue opere sono “sculture” per il corpo, prima che gioielli, in cui materiali diversi, ebano, oro, acciaio, lapislazzulo, giada, onice, madreperla, diamante, corniola, conchiglia, stanno serenamente insieme, ognuno con la propria particolare natura di materia.
DANIELA REPETTO – Nata a Genova nel 1968, dopo aver vissuto alcuni anni a Milano, si è ora trasferita a Pavia. Diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, è quindi stata selezionata per frequentare il corso di Trattamento Artistico dei Metalli di Arnaldo Pomodoro a Pietrarubbia (Ps) e infine ha preso parte a corsi di specializzazione di oreficeria della Scuola di Arti e Mestieri di Vicenza. Dopo aver lavorato in alcuni laboratori orafi vicentini, oggi insegna modellazione della cera in una scuola milanese e collabora con varie ditte del settore orafo come modellista. Realizza gioielli dalle linee molto morbide, in cui incastona pietre preziose e semi-preziose, pietre che ama farsi tagliare in modo molto particolare. Spesso nei suoi lavori, realizzati prevalentemente in oro, sono presenti smalti colorati e niello.

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